9 Aprile 2019

CATEGORIA: Rubriche

La stazione della precisione

Muoversi! Muoversi! Treno in partenza, diretto a…Milano Centrale? Come? Il treno delle 9:55 diretto a
Saronno è in ritardo? Ma insomma, possibile che nessuno sappia che cosa significa essere puntuali?

Oh, buongiorno! Io sono Rogoredda, ma la maggior parte di voi mi conosce come Stazione Viaggiatori di
Milano Lambrate. È attraverso di me che i pendolari, questa curiosa e appassionante specie di viaggiatori
quotidiani, possono arrivare ai loro luoghi di studio o di lavoro altrimenti irraggiungibili.

Qual’è la mia storia, dite? Beh, mi hanno costruito nei primi anni del ‘900, venni attivata nel 1914 e
iniziai a prendere servizio nel lontano 1931, per “rimpiazzare” la mia sorella maggiore Ortica, che da
allora è in pensione. Povera vecchia Ortica, troppo abituata ai lenti ritmi della campagna, incapace di
adattarsi alla velocità sempre più febbrile di una società in evoluzione…

Comunque, nel ‘31 presi servizio, e sin da subito cercai di mettermi in buona luce per la mia efficienza e
puntualità. Sebbene il mio edificio fosse ancora incompleto, disponevo già di marciapiedi, binari e
sottopassaggi, e pertanto mi misi subito all’opera.

A poco poco, mentre Ortica si godeva la pensione, io assunsi un ruolo rilevante per Lambrate e Milano.
Nel ‘69 divenni la seconda stazione di Milano (dopo Cadorna, quella snob) ad avere un collegamento con
la metropolitana , fatto che permise ai miei visitatori di viaggiare un modo molto più rapido e diretto.
Negli anni 90 premiarono la mia efficienza e precisione con un nuovo fabbricato, che piazzarono dal lato
opposto al vecchio. Successivamente ricevetti un nuovo ufficio per il movimento, fatto che comportò
l’abbandono parziale del vecchio edificio.

Mi dispiacque molto per questo abbandono, ma in nome dell’efficienza me ne feci una ragione: in fondo,
erano gli uomini a decidere il modo nel quale dovevo essere più utile a loro. Continuai il mio lavoro,
dirigendo e indirizzando i treni della gente che passava, che partiva, che arrivava, che arrivava per
partire. Ogni persona che viaggia ha una propria storia, una propria identità, un proprio cammino. E
mentre loro viaggiano, io rimango qui, a testimone del loro passaggio, ad ascoltare chi di loro la sua storia
mi vorrà raccontare, anche solo passando.

Un dispiacere però mi accorava, e mi accora ancora oggi: l’abbandono di quei caseggiati e fabbricati che,
un tempo, furono la mia culla. Gli edifici che, sebbene adesso siano abitati solo da insetti e ratti, sono
ancora una parte incancellabile di me.

Già da alcuni anni alcune persone, cogliendo l’occasione, hanno preso la decisione di prendere in servizio
tali spazi, ritrasformandoli nel modo in cui essi ritenevano più opportuno: negozi, ristoranti e localini
d’interesse. Eppure, siamo ancora lontani dalla mia felicità: moltissimi spazi, belli e disponibili, giacciono
ancora vuoti, giacché quasi nessuno è interessato a una vecchia stazione che passa il suo tempo a dirigere
i treni in ritardo (mannaggia a loro) e ad ascoltare le storie dei suoi visitatori.

Eppure, spero ancora, e penso che..

Ehi tu! Treno delle 8:55, dov’eri finito?

Lascia un commento