10 Aprile 2019

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Indovina Chi? – Atto II

II atto*

 

Alle 8.57 di domenica 14 aprile, io, Emanuele Grezzi mi sveglio. Dopo una settimana estenuante ci voleva proprio una notte rigenerante. Sbadiglio, mi tiro su col busto e puntello il peso con le mani. Lascio cadere la testa di lato e vedo Elisea; dorme ancora.

Si muove nel sonno. Rannicchiandosi mi dà la schiena. Mi avvicino piano, appoggio una mano a metà coscia e scivolo verso il bacino, su fino ai seni, per fermarmi alle spalle. La sento reagire al mio tocco, volta la testa e una luce maliziosa si accende nei suoi occhi.

Alle 9.30 guardo Elisea seduto sul materasso; si sta rivestendo. Si gira, mi scocca un bacio a stampo, afferra la maniglia e si dirige in cucina. Vado in bagno e fermo davanti allo specchio, con lo spazzolino penzoloni in bocca, mi osservo. “Sono proprio bello” penso voltando le spalle al mio riflesso. Elisea sta finendo di preparare il caffè e in tavola sono già pronte uova strapazzate e pane tostato.

Alle 9.43 iniziamo a litigare.

“Mi stai ascoltando? Scommetto di no. In fondo non lo fai mai, te ne stai fermo lì, a volte mi guardi e quando ho finito di sfogarmi mi dai ragione e esci dalla stanza. Ti sembra normale? Rispondimi!

“Che cosa mi hai chiesto?”

“Ma sei recidivo! Ti ho chiesto cosa ne pensi se oggi partecipo allo stand di una mia amica. Dovremmo fare delle sciarpe, però sono particolari, non le solite robe che puoi trovare a un mercatino…”

“Sì. Sì, tranquilla vai pure. Anche io volevo farmi un giro al Fuorisalone, magari poi passo anche a trovarvi.”

“See, come no. Scommetto che non lo farai, è sempre così. Trovi inutile ogni cosa che mi appassiona…” dice Elisea mentre il volto diventa una maschera purpurea, gli occhi le si riempiono di lacrime e comincia a ridere. Una risata isterica. Batte la mano aperta sul tavolo e afferrando con l’altra lo schienale della sedia, si alza e se ne va trascinando la porta di casa dietro di sé.

Alle 10.02 sono sul balcone. Il cielo è limpido, guardo le persone indaffarate urtarsi, insultarsi, sorridersi. Prendo dalla tasca la scatoletta di fiammiferi, ne accendo uno e guardo la fiamma toccare la punta della sigaretta. “Ah finalmente! Ci voleva proprio” penso assaporando il primo tiro.

Alle 10.25 sono sul pianerottolo in attesa dell’ascensore. Vedo l’anziana dirimpettaia sbirciare dalla porta nella mia direzione. Di sicuro ci ha sentiti… per mezzogiorno lo sapranno tutti. Rassegnato premo il tasto zero.

 

Emanuele Grezzi è morto. Ma non sa chi sia stato. Per questo racconta il suo ultimo giorno: ha bisogno d’aiuto! Qualcuno riuscirà a capire chi è l’assassino? E perché?

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