11 Aprile 2019

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Indovina Chi? – Atto III

Atto III*

 

Alle 11.08 di domenica 14 aprile, io, Emanuele Grezzi cammino annoiato tra le strade affollate di Milano. Bei posti dove mangiare; ne cerco uno, così mi tengo occupato.

Alle 12.35 ho finalmente trovato un chiosco dove rifocillarmi. Preparano stravaganti varietà di sushi. “Spero mi piaccia” penso accomodandomi ad un dei tavolini vuoti.

Alle 13.27 passeggio senza una meta. Aveva ragione Elisea, non sarei andato a trovarla.

Alle 14.46 incontro Fabio Vogliotti, un mio collega alla redazione. Sono mesi ormai che per ogni manoscritto che gli arriva chiede il mio parere.
“Emanuele…ciao!”
“Ciao Fabio.”
“Che ci fai qui tutto solo?” mi chiede rattristano ma con un pizzico di gioia celata dietro spessi occhiali.
“Un giro, volevo vedere le novità di quest’anno.” Bugia.
“Ah… beh poco male. Se vuoi ti faccio compagnia”
“Ma no davvero, tranquillo, tanto tra poco tornerò a casa.” Bugia.
“Comunque cadi proprio a pennello…” dice avvicinandosi ulteriormente a me; un po’ troppo per i miei gusti. “Volevo proprio farti vedere l’ultimo manoscritto che mi è arrivato!” e inizia a rovistare in borsa.
“Veramente…” non voglio farlo.
“Non lo trovo! Devo averlo lasciato in macchina,” mi interrompe, grazie al cielo. “Magari puoi aspettarmi qui mentre vado a prenderlo?” dice Fabio con un luccichio negli occhi.
“No senti, tanto domani è lunedì, ci vediamo e lo leggo.”
“Ti prego! Dovevo farlo per venerdì, ma sono stato impegnato e non ho avuto tempo, e poi tu sei sempre così disponibile, speravo l’avresti fatto, per me…”
“E va bene, basta, basta. Non ti aspetterò qui, chissà dove hai parcheggiato, no, no. Facciamo così, vieni a casa mia prima di sera e lo leggerò.” Bugia.
“Oh grazie mille Emanuele! Sapevo di poter contare su di te.” dice con un sorriso a trentadue denti. “Allora ci vediamo dopo a casa tua!” Le guance gli diventano paonazze.
“Guarda che non ti prometto niente eh.” See, di domenica sera mi metto a revisionare il suo lavoro. Sicuro.
“Sì. Sì, non vedo l’ora!” dice abbracciandomi, per poi allontanarsi come un gambero sventolando energicamente il braccio.
“Che tipo strano. Non mi ha chiesto dove abito… poco male, non sarò io a dirglielo.” Penso tornando sui miei passi.

Alle 16.13 ancora niente mi ha colpito, a parte qualche bel culo. “Quando parli del diavolo…” penso voltando la testa in direzione dell’ennesimo capolavoro.

Emanuele Grezzi è morto. Ma non sa chi sia stato. Per questo racconta il suo ultimo giorno: ha bisogno d’aiuto! Qualcuno riuscirà a capire chi è l’assassino? E perché?

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