11 Aprile 2019

CATEGORIA: Rubriche

Vieni dalla Zia: Il ritorno del Ravasio Oscuro

Michele Ravasio shock: “Sognavo di fare il boscaiolo. Magari in Norvegia o in Canada”

Il docente cineasta racconta il suo look mancato: “A diciassette anni, dopo aver visto Taxi Driver, sono andato dal parrucchiere per farmi fare la cresta”

 

Durante l’intervista per la rubrica Vieni dalla Zia*, Michele Ravasio snobba il Cinepanettone e racconta le torture che infligge alla moglie: “L’ho portata a vedere L’ultima Risata di Murnau allo spazio Oberdan”

 

 

Questa intervista ti imbarazzerebbe meno se fossi nudo?

“No. Mi imbarazzerebbe di più”.


Ho notato dalle tue camicie che ti piace lo stile boscaiolo, hai mai segato un tronco?
“Mai segato un tronco. Ma fra i sogni della mia vita c’è quello di andare a fare il boscaiolo, come dici tu. Magari andare in Norvegia, o in Canada”.

 

Ah, hai una passione per la falegnameria?
“Mi immagino un’azienda di tagliaboschi in famiglia, diciamo”.

È una cosa reale o è solo un sogno?
“No, è il classico sogno irrealizzabile. Hai presente?”

 

Quel sogno del tipo “ho un sogno: cioè avere un sogno”?
“Perfetto, è esattamente questa cosa qua”.

 

Perché durante il tuo corso non hai parlato del Cinepanettone, genere cult del cinema italiano?
“Perché se ne parla già fin troppo. Sono i pochi film che la gente va ancora a vedere al cinema e quindi non c’è bisogno di parlarne a scuola”.

Non hai mai pensato di far vedere dei film, magari senza stopparli?

“Eh, sì, ci ho pensato e ci ho anche provato. Però il più delle volte ho ricevuto ostacoli dalla scuola, più che altro di tipo burocratico”.

 

È vero che tua moglie non vuole più vedere film con te, perché a ogni scena metti indietro e la rivedi commentandola?
“Beh, più o meno è vero. C’è qualche leggera differenza, ma la sostanza più o meno è questa”.

 

Mi immagino la scena: tu che la inciti a guardare qualsiasi scena.
“Infatti un po’ mi teme. Sai, è che a volte l’ho portata a vedere cose abbastanza impegnative come L’ultima Risata di Murnau allo spazio Oberdan. Sono cose che ti segnano”.

 

A questa domanda devi rispondere sì o no: panettone o pandoro?
“Eh, panettone! Ma rigorosamente completo. Cioè con canditi e uvetta, quello classico; non quello taroccato che ha dentro anche la farcitura. Il pandoro no, è tremendo”.

 

Quante volte, salendo sul taxi, hai pensato di rasarti e farti la cresta?
“Ci ho pensato a diciassette anni. Quando ho visto per la prima volta Taxi Driver sono andato subito dal parrucchiere, gli ho chiesto di farmi la cresta; si è rifiutato dicendo che si sarebbe sentito in colpa. Eravamo vicino di casa e per lui era una cosa troppo radicale”.

 

Quindi ci hai provato?
“Ci ho provato, ci ho provato, ma non me l’hanno fatto fare. Ma, del resto, chi non ha mai sognato di farsi la cresta?”

Io una volta l’ho voluta fare in stile Balotelli, ma non è venuta bene.
“Ah, ecco, va bene”.

 

Sei a favore della vasectomia cinematografica?
“Come, scusa? Spiegati meglio, Zia, cosa intendi?”

 

Eh, me lo devi dire tu.
“Ah, okay, allora non rispondo”.


Qual è il tuo film preferito del 1977?
New York, New York”.

Il mio è E.T. Invece, qual è il tuo cartone animato preferito?
“Penso Wall-E”.

 

 

Curioso. E perché?
“Perché quei primi venti minuti muti, con quelle immagini meravigliose, con quell’ambientazione futuristica molto affascinante, mi hanno quasi fatto ripensare all’idea di cinema puro, muto quindi; quello di cui si parlava negli anni ‘20”.

 

Quando l’ho visto non mi è piaciuta quella grande nave che andava a rappresentare il futuro dell’umanità, praticamente siamo diventati tutti obesi.
“Beh, però non è che siano andati molto lontani dalla realtà”.

Sì, ci siamo quasi.
“Ma tu sei uno sportivo, Zia, sei l’eccezione che conferma la regola”.

Sai, il mio tempio è il bagno.
“Ah, okay, okay, va bene”.

 

Quando sarà l’esame di Storia del cinema?
“Sarà… No, non posso dirtelo. È una data ancora imprecisata”.

 

Caro Michele, è tempo di salutarci. Ma non temere! La Zia veglia su di te.

 

*Alex Vladislav Della Rocca, nato in Russia ma trasferitosi ancora lattante a Milano, è un giovane e promettente storyteller, sceneggiatore, attore, giornalista, fumettista ed esibizionista. Grazie al suo carattere indomito si è meritato il soprannome di Zia Belva.

La Zia si è specializzata fin dalla tenera età in linguaggi di genere (ignoto) e comunicazione gassosa. Dopo aver completato gli studi artistici si è iscritto alla scuola Mohole con l’obiettivo di affinare le sue inenarrabili qualità e diventarne preside.

Le sue passioni sono la salsa di soia, le spinacine e le fochette; ma, nel tempo libero, la Zia non fa mistero di essere il vero e unico Black Panther.

Dal 2011 la Zia collabora con se stesso. Nel 2019 ha sottomesso al suo volere Riccardo Cisotto, Marcello Pavone e Carlotta Pinto per aiutarlo nella realizzazione della rubrica giornalistica Vieni dalla Zia.

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