12 Aprile 2019

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Indovina Chi? – Atto IV*

Alle 17.42 di domenica 14 aprile, io, Emanuele Grezzi sono seduto a un bar e aspetto che arrivi la birra ordinata venti minuti fa.

Alle 18.38 incontro, tra le strade di Milano, i genitori di Elisea e suo fratello.

Il padre, tutto d’un pezzo, classico vecchio stampo, coi suoi piccoli occhietti azzurri trasmette tutto l’odio che prova per me.

“Ancora flaccida la stretta eh..” dice Luciano mentre mi stringe energicamente la mano. Sì, sempre.

“Lascialo in pace tesoro,” dice Milena con una mano appoggiata al braccio del marito. “Ormai gli hai disarticolato tutte le ossa.”

La madre interviene sempre troppo tardi. Credo intuisca quanto in realtà io non sia affidabile e quindi mi meriti un po’ di tortura.

“Giorno a voi Cari suoceri. Ancora in piedi?”

“Come ti permetti! Non azzardarti a parlare così ai miei genitori!” dice Arturo posizionandosi tra me e loro.

“Oh il cocco di mamma, non ti avevo visto…” volutamente. “Non ti scaldare. Elisea mi ha detto che non stavano bene, perciò…” Dico dandogli un buffetto sulla spalla.

“Elisea, Elisea, ti nascondi sempre dietro di lei eh?” dice spavaldo mentre fa un passo indietro e incrocia le braccia al petto.

“Ma parli proprio tu che vivi coi tuoi a trent’anni suonati?!”

“Ragazzi smettetela. Non c’è alcun bisogno di comportarsi così.” Finta moralista.

“Lasciali fare Milena. Tanto sappiamo di che pasta è fatto.” dice Luciano sornione.

“Benissimo. L’avevo ipotizzato eh. Però adesso sono sicuro da chi hai preso.” dico rivolto ad Arturo, che scatta subito sull’attenti.

“Benissimo. Noi ce ne andiamo allora. Se permetti…” dice Milena che prende sotto braccio il marito e si incamminano. “Mica male.” penso osservando qualche metro dietro loro passare una ragazza un po’ troppo poco vestita per la stagione.

“yu-huu ciccio! Smetti di sbavare,” dice Arturo con tono duro. “Non credere che Elisea non lo venga a sapere.” E scompare dietro le orme dei genitori.

 

Alle 19.06 sono seduto a un bar e bevo la terza birra della giornata. “In fondo poteva andare peggio,” penso ricordando i precedenti incontri. “Forse dovrei rivalutare il mio modo di fare. Non è che non ci provi, anzi… solo che non duro mai abbastanza.”

 

Alle 19.49 cammino verso la metro.

Emanuele Grezzi è morto. Ma non sa chi sia stato. Per questo racconta il suo ultimo giorno: ha bisogno d’aiuto! Qualcuno riuscirà a capire chi è l’assassino? E perché?

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