13 Aprile 2019

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IL GIOCO DEL POETA – 5° episodio

UN REGALO PER ME

<< La Merini era famosa per adorare lo smalto, non lo sapevi?.Alda soffriva di disturbo bipolare, aveva momenti di stanchezza e tristezza. Suo marito la fece ricoverare nella clinica Villa Turro di Milano.>>

<< La casa dei matti?>>

<< Si Stefano… la casa dei matti. Quello per la Merini fu un periodo molto duro, odiava quel posto, l’inferno dei peccatori e in tutta quella tristezza si tornava allo smalto, per dare colore a un modo così grigio.>>

<< Laura devo andare!>>

<< Ancora Stefano? Se non fossi brutto come la fame penserei che ti sei fatto l’amate.>>

<< Grazie Laura, ti amo anch’io.>>

Ancora Don Carlo, forse farei prima a diventare fedele praticante.

Mi fa : << ah è ancora lei . >>

Lo prendo per la toga senza rendermi conto della forza che sto usando. La sua faccia non si scompone di un millimetro.   

<< Di cosa stai parlando ragazzo?>>                                                                                                                                                  

 << Della vecchia che si dava lo smalto qui l’altro giorno, mi dica la verità. >>

<< Senti, qua vengono persone di tutte le età con gravi problemi, che di sicuro non hanno tempo di dilettarsi con lo smalto, e comunque non si è mai visto nessuno qui che corrisponde alla tua descrizione, e di sicuro non l’altro giorno. >>

Non capisco se sia scemo o debba fare lo stronzo. Ma sicuro che con lui non ci ricavo niente. Meglio tornare a casa e riflettere un po’. Questa storia ha sempre meno senso.

<< Stefano c’è una lettera per te.>>

Non c’è timbro, indirizzo, solo il mio nome in maiuscolo, scritto a mano, le lettere calcate. STEFANO ALESSANDRI . Le mie mani tremano sul bordo della busta. La apro, fisso il foglio che tengo tra le mani, sembra pesare un quintale.

Accarezzami, amore
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

<< Ti prendi gioco di me?>>

Certe storie ti prendono, ti trascinano e tu ti lasci andare. Ma dopo ti volti, e non trovi più l’uscita.

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