13 Aprile 2019

CATEGORIA: Rubriche

Indovina chi? – V atto

Alle 20.51 di domenica 14 aprile, io, Emanuele Grezzi sono in ascensore, una manciata di minuti e sarò a casa. “Elisea ci sarà?” penso mentre cammino davanti la porta dell’anziana dirimpettaia. Ancora qualche secondo e lo scoprirò.

Alle 21.06 Elisea si alza per controllare il forno e tirare fuori la lasagna. Quando sono entrato in casa era seduta in cucina a braccia conserte e gambe accavallate, sguardo fisso. In tavola era tutto apparecchiato.

Alle 21.10 iniziamo a cenare. Silenzio. Emette lunghi respiri regolari, per mettere a posto le idee e schiarire la mente.

Alle 21.28 Elisea si alza, inizia a sparecchiare la tavola e posiziona tutto in maniera ordinata nel lavandino. Poi si gira, appoggia i palmi delle mani sul lavabo, distende le ginocchia e mi guarda.

“Sai, ti ho difeso più volte davanti ai miei genitori, a mio fratello, alle miei amiche… e ci credevo davvero. Ci credo davvero. So che da qualche parte, prima o poi, emergerà quel lato amorevole. Ma non credo proprio questo avverrà con me. Mi sono stancata.”

“Elisea non so cosa ti abbiano detto però…” cerco di inventare scuse, ma Elisea si alza e scompare da qualche parte dietro la porta. Quando torna ha in mano qualcosa.

“Però ti ho fatto una sciarpa oggi. Voleva essere una sorpresa ma non ha più senso. In ogni caso sapevo che non saresti venuto, non te ne frega davvero un cazzo!”

“Non è vero. Volevo venire… solo che dopo aver pranzato, ho incontrato un mio collega che mi ha tampinato di domande, poco dopo i tuoi genitori e il tuo adorato fratellino. Dovevo per forza bermi una birra e mi sono chiuso in un bar.”

“Emanuele! Non mi interessa. Non riesco ad andare avanti così.” dice singhiozzando, guance gonfie e occhi lucidi.

“Ti prego non piangere, non farlo, non lo sopporterei…”

“Tu non lo sopporteresti?! Fammi capire, io piango e sei tu a stare male? Maa bravo.” dice Elisea mentre batte ripetutamente i palmi delle mani fra loro.

“Matura eh. Sai che ti dico: hai ragione tu, ha ragione la tua famiglia, hanno ragione le tue amiche.”

“Ma cosa stai dicendo…?”

“Io non ti merito, tu non meriti me. Finiamola qui, è meglio per entrambi.”

“È quello che dicevo anch’io…”

“Ecco, vedi? Siamo d’accordo in questo.”

“Sei proprio senza speranze.” dice Elisea con occhi bassi mentre scuote la testa.

Alle 22.12 Elisea è nell’atrio con una borsa pronta in ogni mano. L’essenziale per andarsene. “Passerò a prendere il resto delle mie cose un giorno in cui non ci sei, non ti preoccupare.” E si chiude la porta alle spalle. “Non la vedrò mai più.” penso lasciandomi cadere sul divano.

Alle 22.17 bussano alla porta. “Avrà dimenticato qualcosa?”

 

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