13 Aprile 2019

CATEGORIA: Reportage

L’Economia Circolare all’Orto Botanico di Brera

Un sistema ecologico per ridurre al massimo gli sprechi

Può un’architettura nascere dalla terra e tornare alla terra in modo circolare? Questa la sfida prefissata da Eni e lo studio di design Carlo Ratti Associati che ha portato allo sviluppo dell’installazione “The Circular Garden” all’interno dell’Orto Botanico di Brera. Le strutture utilizzano il micelio, parte vegetativa del fungo, come materiale da costruzione, e a fine mostra verranno smontate, smantellate e restituite alla terra dando così vita a un nuovo ciclo di crescita e di vita.

Su dei pannelli illustrativi vengono presentati gli impianti “waste to fuel” per produrre biocarburanti dagli avanzi urbani, avviati tramite Syndial (società ambientale di Eni specializzata nella bonifica e gestione scorie) e capaci di eliminare una grande quantità di rifiuti organici tramite il loro riutilizzo, trasformandoli in energia.

Lo scopo della mostra è infatti quello di promuovere il tema dell’economia circolare, in piena sintonia con l’incanto naturale dell’Orto Botanico: qui, i passi delle persone si mischiano al suono della natura, persino le suole delle scarpe sembrano riecheggiare come per comunicare con l’ambiente. Aromi, profumi e frutti sono i protagonisti di questo luogo nascosto dal caos cittadino. Talvolta, nel pieno del percorso, angoli relax con cuscini soffici e poltroncine da esterno in legno invitano gli ospiti a sedersi e godere della quiete: questa è l’idea di design lounge “Unapiù” di Marco Acerbis. Nella parte in fondo al giardino una siepe circolare nasconde una fontanella dentro un bacino d’acqua, mentre qualche ninfa riposa al calare della luce.

Ci imbattiamo in una band dagli strumenti insoliti: una chitarra in compensato riciclato, una chitarra acustica ricavata da una scatola di vino, un basso nato dall’unione di una tanica di plastica con una tavola di legno, una batteria realizzata con gli oggetti più disparati (una valigia di cartone, un fustino Dash del ’72 recuperato da una soffitta, un secchiello in metallo e una padella inox) e amplificatori riciclati (un trolley, una tanica per l’acqua e una cassa di legno).

Loro sono i Gaudats Junk Band, un super gruppo fondato cinque anni fa da Daniele Guidotti (in arte Gaudats) che suona cover di ogni genere con strumenti in materiale reimpiegato. Non possiamo che rimanere colpiti da questo modo così originale di recuperare degli oggetti destinati all’abbandono e, quando inizia il soundcheck, dal singolare e caratteristico suono che ne nasce!

Lascia un commento