13 Aprile 2019

CATEGORIA: Rubriche

Vieni dalla zia: Cosimo Lupo

Il Preside quasi in lacrime: “Ma veramente la gente non sa come mi chiamo?”

Cosimo Lupo e i suoi trascorsi pugliesi: “Io e Vito Longo passavamo le estati seduti su un ulivo a raccontarci cose”

Durante l’intervista per la rubrica Vieni dalla Zia*, Cosimo Lupo, accaldato dalla presenza del suo intervistatore, apre alla possibilità di un nuovo corso didattico: “Danza ritmica del ventre? Senz’altro! Amo danzare”.

 

Sono venuto da lei, sig. Preside. Finalmente abbiamo modo di scambiare due chiacchiere. Ma mi dica: cosa si aspetta da questa intervista?

“È un piacere essere qui a rispondere alle tue domande”.

Bene, il piacere è tutto suo. Comunque devo rimproverarla… quando sono arrivato qui lei non c’era e non c’era nemmeno la segretaria.

“Ma qui non c’è nessuna segretaria! Questa è un’azienda orizzontale. Siamo tutti colleghi, non c’è una segretaria. Sai cos’è una segretaria? È una che custodisce dei segreti… Qui non ci sono segreti quindi non ci sono nemmeno custodi di segreti, pertanto niente segretarie.

Mamma mia fa un caldo, qui. Posso togliermi il maglione?”

La vedo molto accaldato. Lo so, faccio questo effetto.

“Hai ragione”.

Tutti la conoscono come Preside, ma qual è il suo vero nome?

“Mamma mia, mi dai un dolore così… ma veramente la gente non sa come mi chiamo? Ma non è possibile. Allora, quando la scuola, qualche anno fa, aveva un numero inferiore di iscritti, era più facile conoscersi direttamente; chiaramente, oggi, con quasi cinquecento studenti, questo diventa più difficile. Inizio a perdere il rapporto… ma soltanto adesso mi rendo conto che siamo al punto che gli studenti nemmeno sanno come mi chiamo… vabbè, questo è veramente dolorosissimo. Non è possibile, cercherò di invertire la rotta. Addirittura non sapere come mi chiamo…”

Bene, ma come si chiama quindi?

“Beh, quando si fa un’intervista uno si prepara prima però… almeno come si chiama quello che intervisti dovresti saperlo. Va bene, dai. Prossima domanda?”

Il nome?

“Mi chiamo Cosimo Lupo”.

Bene, Preside Cosimo. Questa intervista la imbarazzerebbe meno se fossi nudo?

“Assolutamente no! Cioè né di meno né di più. Probabilmente non me ne accorgerei nemmeno. Ma per nudo intendi senza vestiti?”

Certo.

“Ah, ecco. Eh, guarda che non basta togliersi tutti i vestiti per essere nudi”.

Mutande?

“Assolutamente non è quello che rende nudi”.

Condivide la mia passione?

“Va bene. Anche se non è una passione. Passione, tra l’altro, sai cosa vuol dire? Agganciatevi alle parole, ragazzi. Non perdete mai il contatto e il senso con le parole. Quando una civiltà perde il contatto con l’origine delle parole perde l’identità. Oggi, purtroppo, stiamo perdendo le parole; stiamo perdendo il linguaggio. Da cosa è fatto il linguaggio? Allora, il linguaggio è fatto di parole che si compongono a formare le proposizioni semplici che, a loro volta, formano le proposizioni complesse che, a loro volta, formano il linguaggio”.

(A questo punto la Zia si addormenta, ndr).

“Non perdiamo il senso della parola. La parola è un oggetto meraviglioso, al quale vi chiedo di rimanere sempre agganciati. Una parola contiene molto più del proprio significato. Ad esempio, dimmi una parola?”

(La Zia rinviene dopo essere stata sollecitata, ndr).

Sesso!

“Vuoi giocare con passione e sesso? Va benissimo. Guarda, la parola passione comincia con la lettera p, che è una lettera bilabiale che esplode. Rispetto magari a una liquida o a una nasale, la p esplode. Come la passione in sé del resto. La passione è un sentimento esplosivo. Dopo la p c’è la a, il suono primario. Un bimbo appena nato cosa fa? Aaah! O se ti bruci il dito cosa fai? Ah! Non fai altri versi. La a è il suono primario. Quindi la p e poi la a e poi la doppia s. Le sibilanti. Perché la passione serpeggia. Serpeggia tra le persone e coinvolge tutti. La passione si insinua! Bellissima! Sesso? Beh, fallo da solo con queste s sibilanti…”

Per fare del buon sesso bisogna essere sempre in due. Ma comunque, mi dica: come mai quando mi vede scappa?

“No. Non è vero, io non sono mai scappato da niente e da nessuno. Perché dovrei scappare?”

È soddisfatto dell’andamento della sua scuola? Le sembra abbastanza luminosa?

“Sono estremamente orgoglioso di questa scuola. Ogni sera, alle 18:30, Vito (Longo, ndr) viene qua, siede dove sei tu e, fino alle 19:30, facciamo tutto il riassunto della giornata. E così ogni mattina”.

Lo sapeva che Vito trama contro di lei?

“Ma certo! E io contro di lui. Continuamente”.

Mi ricorda la trama de Il Re Leone: l’uno che brama il potere dell’altro. Vito è Scar!

“Ti racconto questa bellissima storia: io e Vito, un giorno eravamo su un ulivo. Gli ulivi come sapete hanno un tronco basso che, quasi subito, si dirama in due tronchi. Io e Vito sedevamo ognuno su un tronco e passavamo le estati lì. Seduti sul nostro ulivo. Eravamo in Puglia, a casa dei genitori di Vito. Ci raccontavamo tante cose ed è su quell’ulivo che è nata l’idea, il progetto di quello che poi è diventato Mohole. Avevamo otto e dieci anni. Quindi tramiamo reciprocamente da allora. Tramiamo da quarant’anni, insomma”.

Lei è d’accordo all’inseminazione artificiale?

“Guarda, io sono sempre d’accordo sulla vita. In tutti i modi in cui si possa generare, produrre, far scorrere. Io non posso essere in disaccordo col flusso della vita stessa, perché la trovo meravigliosa. Mi commuove ogni giorno. In questo momento mi sto commuovendo”.

L’anno prossimo potrei farle da segretaria?

“Da segretaria? Ma non ci sono segretarie qui! Perché non ci sono segreti. Il fatto che la Mohole sia luminosa è proprio perché non abbiamo nulla da nascondere”.

Allora esageriamo. L’anno prossimo potrei esserci io al suo posto?

“Ma come no! Ma certamente! Chiunque può essere al mio posto. Guarda, non so se te lo auguro perché è un posto di responsabilità. Cioè, ti auguro di arrivarci, ma a poco a poco”.

Che ne pensa di inserire, nell’offerta formativa, un corso di danza ritmica del ventre?

“Dunque, danza senz’altro. Perché è una cosa che mi da tanta felicità. Amo danzare”.

Secondo me sarebbe bello che ogni professore, prima di fare lezione, facesse qualche passo di danza. Tipo Mauri, Valenti o Secchi che ballano.

“Sì, danza senz’altro”. (Il Preside ride imbarazzato, probabilmente si immagina mentre danza, ndr).

Qual è la differenza tra pazzia e follia?

“Beh, io direi che, riprendendo quanto ci siamo detti prima, la prima, che inizia con la bilabiale p esplode; mentre l’altra, con la doppia l fluida, è più sotterranea, si insinua”.

Ultima domanda…

“Urca peccato! Ci stavo prendendo gusto”.

Se vuoi compagnia non hai che da chiedere. Magari mi unisco a te e Vito quando fate le vostre sedute spiritiche a fine giornata.

(Il Preside ride, questa volta non sa cosa rispondere, ndr).

Se la rubrica avesse successo si potrebbe mettere il mio mezzo busto in marmo all’ingresso?

“Eh, dipende dalla posizione. Vediamo, dai”.

Bene Preside Cosimo, la ringrazio per il suo tempo. Adesso, se permette, devo svestirmi anche io. Sarà per l’ulivo, ma mi sento tutto un fuoco…

Ma, in realtà, cari lettori cialtroni, devo confessarvi una cosa.

Per tutto questo tempo mi sono burlato di voi senza remore. Queste interviste, e soprattutto quest’ultima, sono un bluff! Perché la verità è un’altra ed è parecchio più scomoda da accettare… il vero Preside sono IO!

Baci, Zia.

*Alex Vladislav Della Rocca, nato in Russia ma trasferitosi ancora lattante a Milano, è un giovane e promettente storyteller, sceneggiatore, attore, giornalista, fumettista ed esibizionista. Grazie al suo carattere indomito si è meritato il soprannome di Zia Belva.

La Zia si è specializzata fin dalla tenera età in linguaggi di genere (ignoto) e comunicazione gassosa. Dopo aver completato gli studi artistici si è iscritto alla scuola Mohole con l’obiettivo di affinare le sue inenarrabili qualità e diventarne preside.

Le sue passioni sono la salsa di soia, le spinacine e le fochette; ma, nel tempo libero, la Zia non fa mistero di essere il vero e unico Black Panther.

Dal 2011 la Zia collabora con se stesso. Nel 2019 ha sottomesso al suo volere Riccardo Cisotto, Marcello Pavone e Carlotta Pinto per aiutarlo nella realizzazione della rubrica giornalistica Vieni dalla Zia.

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