29 Aprile 2021

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I videogiochi come fuga dalla realtà

Durante il lockdown dell’anno scorso molti di noi hanno sentito il bisogno, per evadere da una situazione spiacevole, di immergersi in mondi non proprio reali. Quelli dei videogame. Non importava che fossero terre medievali o astronavi fantascientifiche: l’importante per i videogiocatori era avere una vita sociale, anche se virtuale. E’ così che i videogiochi sono diventati sempre di più compagni di svago per giornate intere e ci hanno alleggerito da un momento in cui eravamo impossibilitati a uscire. 

 

Durante la quarantena fare le attività più semplici come chiacchierare con gli amici, fare una passeggiata, frequentare negozi era diventata una vera e propria chimera. È caduta a fagiolo l’uscita, nel marzo dello scorso anno, di Animal Crossing New Horizons, eletto da tutti i giocatori unanimemente il videogame del lockdown: in una situazione in cui qualsiasi tipo di vita sociale era impossibile, i giocatori potevano parlare, nelle vesti del proprio alter ego digitale, con vari npc bizzarri e simpatici e interagire con gli altri videogiocatori sparsi in tutto il mondo. Tutto ciò ha reso l’ultimo capitolo della saga di Animal Crossing un successo senza precedenti: quando si dice capitare al posto giusto nel momento giusto!

 

Ma nei videogame è possibile anche fare viaggi in paesi lontanissimi, godendo di panorami mozzafiato. E’ il caso di Skyrim, uscito l’11 novembre 2011 e presentato con una campagna pubblicitaria degna di un kolossal hollywoodiano. Mai ci fu scelta più appropriata: nel gioco di Bethesda, uno degli esempi migliori dell’ormai collaudatissima formula dell’open world, è possibile vivere un’avventura epica nella medievale regione  vastissima e sconfinata di Skyrim e incontrare e stringere alleanze con creature affascinanti e mitiche come draghi parlanti, divinità pazze, stregoni, militari…

 

I videogiochi però sono anche divertimento sfrenato, che consiste nel poter vestire panni di supereroi e avere un senso di onnipotenza nello sconfiggere nemici mostruosi e orripilanti: è questo il caso di Devil May Cry 5, capitolo della celebre saga di Capcom uscito nel 2019. Qui, nei panni di tre mitici guerrieri, è possibile salvare il mondo da un’invasione demoniaca a colpi di spade e pistole magiche, creando combinazioni infinite capaci di sconfiggere ii nemici più ardui: il sogno di tutti i ragazzi che, come il sottoscritto, sono cresciuti a pane e cartoni animati giapponesi.

 

Se finora ho parlato di videogiochi destinati principalmente a un pubblico adulto, ora presenterò prodotti adatti ai videogiocatori di tutte le età: dal più classico Super Mario sviscerato in tutte le formule possibili e immaginabili, in cui il nostro idraulico preferito deve sventare i piani del malvagio Bowser o più semplicemente giocare con gli amici a tennis, ai go kart, a golf, ai vari sport olimpici, in palcoscenici coloratissimi e super divertenti e fantasiosi, al fenomeno più iconico della generazione millenial, i Pokémon, in cui mostriciattoli di tutte le dimensioni e di tutte le forme combattono fra di loro nel tentativo di dimostrare che il loro allenatore è il numero uno del mondo, passando per i fenomeni di culto degli ultimi anni, i battle royale come Fortnite e Minecraft. 

Evergreen sono i titoli sportivi, dove i fan si divertono a vestire i panni dei loro campioni preferiti: l’esempio più lampante è Fifa, vero e proprio titolo di culto per i calciofili di tutto il mondo. Da più parti si  parla ormai dei videogame come di un vero fenomeno culturale e di massa, capace di affiancare e in qualche caso superare, nell’arte di narrare storie e di far viaggiare con la fantasia, i libri, i fumetti, il cinema… Ma cos’è che li rende così speciali? I giovani di tutto il mondo sono affascinati dall’idea di essere parte di storie in cui sono loro, in prima persona, a intervenire e a decidere le sorti della narrazione con le proprie azioni e le proprie scelte. Per questo i videogiochi sono stati anche in grado di far assurgere a fenomeno sociale personaggi come gli youtuber e gli streamer, persone normalissime che però tengono compagnia a milioni di giovani, giocando ai videogame in diretta. Si sono create anche diverse community online in cui i videogiocatori si aiutano a vicenda per superare le difficoltà del mondo virtuale e cercare di svelare veri e propri misteri che si celano dietro alle trame dei vari titoli. 

 

Se però da un lato i media si sono resi conto del potere che hanno questi prodotti sulle masse, e per questo sempre più star del cinema e non solo prestano voce e faccia a personaggi dei videogame, come nel caso di Keanu Reeves in Cyberpunk 2077, d’altro canto resiste ancora uno zoccolo duro di persone, soprattutto di fascia d’età adulta, che guardano ancora con occhio sospettoso i giochi elettronici perché, secondo loro, dannosi e istigatori alla violenza; se in alcuni casi può essere vero, va detto che essi, come indicato sulla copertina, sono rivolti a varie fasce di età, e che perciò basta trovare i titoli adatti, cercando in maniera attenta e coscienziosa.

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