30 Aprile 2021

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I confini della libertà personale: tra norme e rispetto

“La mia libertà finisce dove comincia la vostra”

Martin Luther King

 

Nel corso di quest’ultimo anno si è parlato spesso di libertà personale, in particolare della sua violazione.

La motivazione è ovviamente legata alle restrizioni decretate dal governo italiano, dall’obbligo di indossare la mascherina al divieto di spostamenti, per prevenire la diffusione della Covid-19.

L’articolo 13 della nostra costituzione sancisce che “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.” e che “In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori”; pertanto si è trattato di manovre eseguite nel pieno rispetto delle norme del diritto. Ma dove poniamo il confine tra stato necessità e violazione dei diritti? Si tratta di una risposta complessa e suscettibile alle evoluzioni storico-sociali.

Negli ultimi mesi il dibattito italiano si è concentrato sull’istituzione del “passaporto vaccinale europeo”, la cui operatività dovrebbe partire dal 1° giugno 2021. Si tratta di un documento che attesta l’avvenuta vaccinazione di una persona, al fine di facilitarne gli spostamenti all’interno della comunità europea. Il fine ultimo è quello di favorire il turismo internazionale e, conseguentemente, aiutare la ripresa economica di quei settori che più hanno sofferto in seguito alla pandemia. Alcuni stati europei, tra cui Israele, Danimarca e Islanda, ne hanno già lanciato una propria versione a livello nazionale, per regolare l’accesso a luoghi ed eventi pubblici.

In Italia il timore principale riguarda la possibile discriminazione che l’introduzione del passaporto comporterebbe nei confronti di quelle persone che non vogliono, o non possono, sottoporsi alla vaccinazione. Tali categorie rischiano, difatti, di trovarsi escluse dall’accesso a determinati servizi per non possedere requisiti acquisibili su base volontaria.

A tal proposito, è doveroso ricordare che non si tratta di una certificazione obbligatoria, bensì funzionale al facilitamento degli spostamenti all’interno della comunità europea; è infatti previsto il rilascio del documento anche per coloro che abbiano contratto e superato la malattia negli ultimi sei mesi (risultandone perciò immuni), e chi sia risultato negativo a un tempone eseguito nei tre giorni precedenti.

Al netto di tali rassicurazioni, ci troviamo comunque in una fase di transizione, nella quale la fiducia nella scienza e nelle istituzioni pare essere la scelta migliore per riuscire a proseguire. Alternativa alla fiducia è lo scetticismo, che nella sua estremizzazione impedisce le relazioni con l’esterno, portando di fatto all’immobilità. Allora forse la risposta a questa situazione non si trova solo nel rispetto della libertà personale, ma anche in una definizione equa dei suoi confini.

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