30 Aprile 2021

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Le due Coree, un confine non solo geografico

“La soluzione più facile al mio problema d’identità sarebbe dire che sono semplicemente coreana, ma questa nazione non esiste. La Corea unificata non esiste.”

Hyeonseo Lee, La ragazza dai Sette nomi

Il 38º parallelo nord divide a metà la penisola coreana. Alla fine della seconda guerra mondiale segnava il confine originale tra gli Stati Uniti e le aree amministrative coreane dell’Unione Sovietica. A seguito della creazione della Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC o informalmente “Corea del Nord”) e della Repubblica di Corea (ROK o “Corea del Sud”) nel 1948, divenne di fatto un confine internazionale e uno dei fronti più tesi durante la Guerra Fredda.

Sia il Nord sia il Sud rimasero dipendenti dai loro stati occupanti dal 1948 fino allo scoppio della Guerra di Corea nel 1950. Conflitto che provocò oltre tre milioni di vittime e divise la penisola coreana lungo linee ideologiche, non più solo geografiche.

Nell’accordo di armistizio del 27 luglio 1953, fu creata la DMZ (De-Militarized Zone, la zona demilitarizzata) mentre ciascuna parte accettava di spostare le proprie truppe indietro di 2.000 metri dalla linea del fronte, creando una zona cuscinetto di 4 chilometri di larghezza. 

 

“Lasciare la Corea del Nord non è come lasciare un qualsiasi altro paese, è come lasciare un altro universo.”
Hyeonseo Lee, La ragazza dai Sette nomi

 

I confini della Corea del Nord sono ben più estesi di quelli geografici che la dividono dal Sud. Si tratta di una nazione impenetrabile, un macrocosmo che gravita intorno a se stesso non lasciando la possibilità a estranei di intaccarlo o modificarlo. Anche conoscerlo diventa difficile.
Hyeonseo Lee è nata a Hyesan, una cittadina settentrionale della Repubblica Democratica Popolare di Corea, situata ai piedi delle montagne e attraversata dal fiume Yalu, da cui è possibile scorgere la Cina dalla sponda opposta. Per lei, il suo è sempre stato un paese buono, quello dove è nata e cresciuta circondata dall’affetto della famiglia. Un paese, però, che non le ha mai permesso di conoscere ciò che stava oltre i suoi confini. Hyeonseo Lee è fuggita da quello che continua a definire come il suo paese, ma, al contrario di quando era bambina, ora ha appreso quanto esso sia crudele e chiuso.

 

“Dovrei essere a mio agio nella mia nuova vita, ma in fondo sono ancora la ragazzina di Hyesan che sogna solo di mangiare i tagliolini in brodo con la sua famiglia al ristorante preferito.”

Hyeonseo Lee, La ragazza dai Sette nomi 

 

Hyeonseo Lee ha scritto un libro, La ragazza dai Sette nomi, sulla sua storia personale e sulla sua fuga dalla Corea del Nord. Abbiamo, quindi, una preziosa testimonianza della vita all’interno di un paese così chiuso e impenetrabile, oltre che il racconto di chi ha vissuto in prima persona la fuga e il distacco da esso. 

La sua evasione è una fuga veloce, rapida, indolore. Tutto quello che ne consegue invece è durissimo. A cominciare dall’adattamento a una società radicalmente diversa. Anche i altri libri di transfughi coreani descrivono un’enorme difficoltà ad ambientarsi a un altro mondo e a un’altra cultura, persino a quella sudcoreana, la più vicina alla propria. Ed è una difficoltà attribuibile al completo isolamento che queste persone hanno subito nel corso della loro vita, al loro essere rigidamente incarcerati in schemi statali in cui la libertà individuale è praticamente annullata. Tutto questo rende gli espatriati della Corea del Nord poco inclini all’adattamento nel mondo esterno.

 

“Sono arrivata ad accettare il fatto che, essendo fuggita dalla Corea del Nord, sono un outsider in tutto il mondo. Un’esule.”

Hyeonseo Lee, La ragazza dai Sette nomi

All’interno del libro questa difficoltà viene spiegata in due punti specifici. Il primo è quando l’autrice ricorda di come la storia che studiava a scuola non fosse mai fissa, ma mutasse per adattarsi alle circostanze e alle situazioni. La seconda è quando racconta le motivazioni per cui un nordcoreano fugge dalla nazione: non lo fa per la voglia di libertà, ma per fame e stenti. La libertà come la concepiamo noi per un nordcoreano non esiste. E non può cercare qualcosa di cui ignora l’esistenza.

 

“Dopo essermi lasciata alle spalle la mia famiglia ho pensato di non meritare più di festeggiare il mio compleanno, e non l’ho più fatto. Non sono mai soddisfatta di me: non faccio in tempo a raggiungere un risultato che subito mi sento infelice per non aver fatto di più, conquistando il risultato successivo.”

Hyeonseo Lee, La ragazza dai Sette nomi

 

 

Abbiamo, però, voluto raccogliere anche alcune testimonianze di chi, da straniero, ha vissuto in Corea del Sud. Per cercare di comprendere da prospettive diverse, com’è oggi la situazione tra le due Coree e come è percepita dalla popolazione del sud della penisola. Ad esempio, Marco (25 anni), che ha vissuto per tre anni a Seoul per motivi di studio ci ha detto: “Avendo frequentato lì l’università mi sono accorto che questi discorsi escono sempre fuori. Esistono pure corsi interamente dedicati alle relazioni tra le due Coree”. 

Anche Alexandra (25) ci racconta della sua esperienza a riguardo: “Diverse volte mi è capitato di fare discorsi legati ai rapporti tra Corea del Sud e del Nord con coreani. Loro si vedono come un popolo unico e sperano di riappacificarsi presto, ma sono ben consci del lungo percorso che dovrebbero affrontare per permettere al Nord di raggiungere lo stesso livello economico e sociale del Sud. Nonostante il timore a livello internazionale per gli esperimenti missilistici del Nord, il Sud non ha visto, secondo la mia esperienza personale, questi come una minaccia nei propri confronti. Sono abituati a questo tipo di minacce mai realmente messe in pratica e forse è anche per questo che sperano ancora di riunire i due paesi in uno solo.” 

Inoltre, le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa riguardo la DMZ, poiché sposata con un militare americano conosciuto in Corea e la sua risposta è stata: “La presenza militare americana in Corea del Sud è abbastanza forte. Ci sono varie basi militari disseminate per il paese, in particolare vicino al confine con la Corea del Nord, in modo da tenere sotto controllo la situazione e intervenire nel caso in cui questa degeneri. Mio marito, oltre ai vari controlli di routine sul confine e alle costanti esercitazioni, era anche una guida alla DMZ e portava i turisti coreani e stranieri a vedere alcuni punti chiave nella guerra delle due Coree, ovviamente nella parte sud-coreana.”

Marco è stato in visita come turista proprio alla DMZ e ha aggiunto: “Ci sono passato solo velocemente, con una gita di mezza giornata per un progetto. Le visite sono solo ed esclusivamente guidate. Nella mia esperienza si sono concentrati a parlare più della biodiversità dell’area che della questione politica in sé.”

Il confine tra le due Coree, quindi, si fa sempre più ampio e invalicabile, dividendo due culture e due società così diverse da poter sembrare due universi paralleli. 

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