30 Aprile 2021

CATEGORIA: Narrativa

Lo Scheletro

[schèletro (poet schèltro) s. m. [dal gr. σκελετός, der. di σκέλλειν «disseccare»]. –Il complesso delle ossa dei vertebrati che, come struttura rigida di sostegno, contribuisce a dare una caratteristica forma al corpo degli animali, servendo di protezione a delicati organi interni, e soprattutto fornendo la base di attacco ai muscoli e favorendo, mediante articolazioni, i movimenti]

E nella morte, mentre gli ultimi cadaveri marciscono nella via melmosa, le persiane si alzano di pochi centimetri; la luce è poca ma accecante.
Là, nella Muggiò maledetta. Gli occhi rossi dei mutanti fissano le Poste Italiane, dove i vecchietti sono pronti a ricevere la pensione.

La mia camera è malmessa, affossata nel terreno e nel cemento. I miei occhi sono palle rosse, la mia carne, per metà metallo e putridume, è avvolta da un accappatoio nero.

Ossa secche sul tavolo chirurgico, vari schermi proiettano vecchi manoscritti millennari. Carne umana è nel frigorifero, un teschio illuminato dal neon riposa sul comodino.

Bussano alla porta, facendo traballare il pezzo di legno malconcio.

“Ricevo solo il venerdì sera, tornate quel giorno, canaglie!”.

“Siamo noi, non ricordi? Quelli che hanno pagato in anticipo.”

Apro la porta e un uomo mi prende per la gola, sono circondato da tante teste pelate, chi giovane chi meno.

“Non ti ricordi nemmeno i tuoi clienti.”

“Chi… Chi diavolo siete?!”

Un altro uomo, tenendo la porta aperta, fa entrare una decina di suoi simili, si mettono in linea nel mio corridoio.

“Camerati!” urla lui.

“Presente!” urlano e sollevano il braccio destro.

“Camerati, rompete le linee.”

Il gruppo si disperde per la mia stanza, curiosando in giro. Le mie intimazioni di non giocare con le ossa dei morti o con quei tomi di negromanzia sono inutili.

“Sappiamo che sei una sorta di mago, dopotutto hai così tante cianfrusaglie in casa…” dice l’uomo che mi teneva per la gola,”Pensavamo ci saresti tornato utile, abbiamo una missione anormale, e sappiamo che ci sguazzi in queste cose!”

Allenta la presa, cado per terra e mi rialzo dopo poco.

“Voi siete… i Neurofascisti, vi ho riconosciuto dalle spillette e dalla testa rasata! Non dovreste pattugliare le vostre zone e menarvi con quelli del Blocco Comunista?! Cosa diamine ci fate nella casa del Negromante?!”

“Ti pagheremo, tranquillo e, per ora, non vogliamo spaccarti la faccia. Abbiamo una missione. Conosci un certo… Gaetano?”

“Gaetano… Gaetano chi? Il vecchio morto ieri?”

“Sì, sostiene di aver conosciuto Mussolini di persona prima che venisse fucilato.”

“Mussolin… Non vorreste seriamente evocarlo, folli”

“Solo parlare con lui e farci guidare nella nostra missione.”

“Ma andate a spararvi i vostri video di propaganda direttamente nell’encefal… ah, questa mazzetta, me li lasci contare… diecimila, venti, trenta, centomila lire…”

“Quindi?”

“Vi evoco pure Bombacci.”

Un individuo è steso sul tavolo, esegue una scansione completa del suo corpo. “Duecentosei ossa, centinaia di litri di sangue di tipo A e un bel cervello bruciato dalla vostra propaganda neurologica…” mormoro osservando i suoi dati su uno schermo.

“Dite che è sicuro, raga?” esclama il camerata più giovane, sul letto.

“Sì, sarai impossessato dall’anima del Duce, non ne sei felice?”

“Farà male?”

“Forse”

“Come forse?!” urla lui dibattendosi sul tavolo, ma è tenuto fermo dalle mani dei suoi compagni d’armi. Il capo mi da ordine di iniziare, io accendo uno degli schermi e inizio a recitare una preghiera tantrica.

Chiudo gli occhi e visualizzo il mondo degli spiriti. L’atmosfera si fa tesa, mormoro preghiere e scuoto la testa del giovane.

“Raga, voi siete matti, voglio andarmene!”

Appena sento il contatto con uno spirito qualsiasi, gli ruoto la testa, spezzandogli il collo.

Il giovane si alza e inizia a parlare in una lingua morta, con voce metallica.

“Cosa ci sta dicendo?”

Improvviso.

“Che guiderete la sommossa contro questo mondo moderno.”

“Tutto qui…?”

Improvviso ancora, sperando mi paghino di più.

“Dice che un giorno avrete il potere, ricostruirete l’Impero!”

I camerati sono entusiasti, il capo sorride e annuisce.

Appena il giovane si libera dalla possessione, urla e il suo corpo diventa una massa di pelle senza ossa.

“Cos’è successo?!” urla il capo prendendomi per la gola.

“Ecco… Mussolini si è… sfamato del suo corpo.” mento, non lo so nemmeno io.

“Riportalo subito alla sua forma umana, ci serve per la lotta!”

“Eh… immagino mi ci vorrà del tempo.”

Il capo allenta la presa.

“Hai tre giorni, dopodiché ti verremo a cercare.”

Annuisco.

I miei artigli grattano il mento sporgente, mentre cerco di escogitare un piano.

“Dovrei avere delle ossa, ma non così tante da ricostruire uno scheletro per quel ragazzo, poi serviranno le ossa giuste, le giuste dimensioni… servirà anche del sangue, ma quello basteranno le mie scorte.”

Uno schermo è acceso sulla Sotto Rete, mentre gli altri due trasmettono notizie sparse. Li osservo tutti e tre, con altrettanti occhi. Quasi mi sorprendo a sapere che la Polizia sta ancora cercando quella banda di cannibali, contando che mangiavano solo il marcio della società; schiavi, criminali e prostitute. Contando che ero io tutti quei cannibali, posso solo dire che i miei esperimenti sono riusciti, la carne umana è una finezza che pochi palati sanno cogliere.

“Senti non avresti un po’ d’acqua?” esclama l’ammasso di pelle.

Eppure ora mi rimane un esperimento mal riuscito, e uno scheletro da cercare. Sempre se finire appeso a testa in giù non sia tra i miei piani settimanali.

“Te la porto con o senza midollo osseo?” rispondo all’ammasso.

Un barbone sta scappando da me, è uno schiavo fuggiasco, lo riconosco dal marchio della Damasco sul collo. Lo blocco invocando uno spirito, che si impossessa del suo corpo. Cammina verso di me e apre la bocca per lasciarsi esaminare.

“Trentuno denti… ne manca uno.”

Lui mugugna qualcosa.

“No, non vai bene…”

Lo esorcizzo e lo lascio scappare, la ricerca sarà ancora lunga, penso.

Girandomi noto del sangue, non lo starà perdendo lo spuntino di mezzanotte che ho nell’accappatoio, spero.

Mi avvicino a un bidone, dove sta gocciolando il liquido. Lo apro.

Lo spettacolo è disgustoso anche per me, ma sul momento penso di aver fatto bingo.

Mi carico il bidone sulla schiena e lo porto nella mia camera.

Inserisco a una a una le ossa nel suo corpo. Il tavolo chirurgico mi informa che il cadavere è sano, e, finito di lamentarsi anche il giovane si rialza.

“Che mal di testa, sicuro ci sono tutte le ossa?”

“Hai un foro nel cranio, ma non preoccuparti, era una prat…era una pratica degli antichi romani!”

“Come i legionari?”

“Esattamente come loro.” mento, facendo attenzione a non far insospettire il capo.

“Capo, mi sento freschissimo!”

Il camerata delle prese al collo mi guarda soddisfatto.

“Forza, ora devi tornare a lavoro, per la lotta!”

“No, Capitano, oggi non posso. Non solo per tutta questa questione, ho mio fratello da salutare, oggi viene a trovarci, si era trasferito nella Conurbazione come programmatore.”

“Ah, programmatore, ho giusto mia figlia che faceva l’artista di simulazioni, una brutta storia.” esclama il capoccia, dandogli una pacca sulla spalla.

“Eh, chissà cosa succederà ora, in questo mondo maledetto. Forse il futuro è solo una pagina di un manoscritto occulto, una relazione clandestina, una simulazione. L’importante sarà viverlo” esclama il ragazzo con il suo scheletro nuovo.

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