30 Aprile 2021

CATEGORIA: Narrativa

Tracce sul terreno

Quelli che c’erano prima

Sono giunti da tutta l’Europa, prima come migranti, poi come invasori. Hanno ci hanno strappato le nostre terre, rivendicandole come proprie; all’inizio, credevamo volessero fare una città di gente loro nel nostro Paese, invece volevano fare un loro paese all’intento del nostro, cacciandoci, con la forza e l’astuzia. Dicevano che la terra era la loro, la terra dei loro padri e dei loro padri prima di loro, che era la loro casa, ma la loro pelle era chiara e parlavano lingue europee. Dicevano che stavano facendo tutto secondo la legalità e che occupavano terreni che erano comunque disabitate, eppure sono assaltati sulle nostre terre come leoni sulle prede e il figlio del leone ha preparato il branco alla guerra quando ancora veniva in pace. Di terra ce n’è tanta, ma hanno scelto proprio la nostra e noi come tutti, giustamente, non volevamo cederla.

Dicono che la terra è loro e che non possiamo toglierla, hanno causato guerre inutili per prenderne dell’altra e ancora ne prendono e ne prenderanno, finché non avranno un fiume a Oriente e un fiume a Occidente. Sono accorsi nella nostra in gran massa, ce l’hanno presa con l’inganno e ci hanno cacciati via, poi hanno richiamato i loro, dal resto d’Europa e da tutto l’Oriente; volevano comandare loro e fare un paese loro, cacciando e scavando solchi sulla terra, ma hanno poi trattato alcuni dei loro, come loro hanno trattato noi, e come gli altri avevano trattato loro. Non credevamo fossero capaci di una cosa del genere e in pochi gli mostrarono dissentimento: evidentemente, se un popolo fa cose brutte ma ha di recente sofferto molto, ci si concentra solo su una cosa, e lo si tratta ancora come vittima. 

 

Quelli che sono arrivati

Parlano di noi come fossimo cavallette, che arrivano in gran sciame e divorano il raccolto, gli alberi da frutto e l’erba nei campi; calunnie! Calunnie e maldicenze. Siamo giunti da loro, in silenzio, zoppicando, patendo la fame e dormendo al freddo, siamo giunti con moderazione, e loro parlano come se avessimo marciato in quadrato. Siamo arrivati in territori disabitati e ostili, ma confortevole, perché erano casa: la nostra casa, la casa dei nostri padri e dei loro padri prima di loro; abbiamo bonificato paludi e portato vita nei deserti e comprato ogni singolo pezzo di terra, legalmente, da coloro che vi risiedevano. Come i nostri padri e i loro padri prima di loro. Siamo tornati dove tutto era cominciato, dove ci avevano cacciato; nel posto che ci era stato promesso e ci apparteneva di diritto. Noi non abbiamo fatto nulla, il mondo aveva deciso, e stabilito così; secondo la legge, non vi era nulla di illegale, ma loro hanno sparso la falsa testimonianza e ci hanno attacco con il fuoco, alleandosi con i loro fratelli e ancor oggi cercano di toglierci qualcosa che ci appartiene e che ci siamo guadagnati con il sudore e la fatica. 

 

Quelli che non se ne sono mai andati

Noi eravamo prima tutti. Prima di quelli che sono venuti dopo e prima di quelli che c’erano prima. La nostra pelle è abbronzata, i nostri crini neri e mai una lingua che proviene da di là del mare è passata per la nostra bocca ed è uscita dalle nostre labbra. Quelli che dicono che erano lì già da prima, sono arrivati dopo di noi, come invasori e conquistatori, quelli che dicono che è loro perché c’erano da prima ma poi se ne sono andati, non hanno più nulla di questo posto: né il sole sulla pelle, né il sudore sulla fronte, né la polvere nei sandali. Noi siamo qui, eravamo qui e non ce ne siamo mai andati: mentre gli altri sono andati a Babilonia, noi siamo rimasti qui, e mentre gli altri ancora giungevano dal deserto e Oriente, noi eravamo qui. A noi più di tutti appartiene questa terra, ci fu promessa, vi entrammo e mai la lasciammo… eppure, non abbiamo tracciato confini, né cacciato nessuno, vogliamo la pace; ma nello scontro tra gli altri e gli altri ancora ci è arrivata qualche scheggia e abbiamo dovuto vendere i nostri terreni, e correre al riparo. Abbiamo subito angherie da ambo le parti: coloro che sono venuti dopo ci considerano e trattano come coloro che c’erano prima, e coloro che c’erano prima ci considerano e trattano come coloro che son venuti dopo e ancor oggi persiste in tal modo. Ora tutto è cambiato: l’identificazione, i confini, noi. Non siamo più un’unica cosa distinta, ma un “tutto”. Prima eravamo coloro che erano già lì e mai se n’erano andati; ora siamo quelli che son venuti dopo di noi e quelli che sono tornati. Abitiamo da noi, cerchiamo lavoro dagli altri e andiamo a pregare dagli altri ancora. 

 

Quelli che son rimasti

Anche noi eravamo qui. Eramo qui dopo coloro che non se sono mai andati, dopo che gli altri sono partiti, prima di coloro che son giunti da Oriente e prima che gli altri che son altri partiti tornassero. Noi, come quelli che furono qui prima di tutti, non siamo mai andati via. Duemila anni son passati, questa terra è anche la nostra ormai, ma coloro che son partiti, son tornati in gran massa da Occidente, l’hanno strappata a chi comandava e a noi, che solo vi vivevamo, senza contar nulla; i loro guerrieri ci hanno espulsi con la forza dalla nostra casa. Noi, come coloro che erano qui prima di tutti e mai se ne sono andati, siamo stati cacciati, e abbiamo subito prepotenze, da colori che sono arrivati dopo e da coloro che c’erano prima. Questa è la nostra terra, la nostra casa, la nostra radice, ma coloro che c’erano prima non hanno mai smesso di farci i dispetti, e coloro che sono arrivati non ci stimano un soldo. Come coloro che non sono mai andati, siamo stranieri nella nostra terra, come i pellegrini dei tempi di Roma: coloro che sono arrivati ci considerano come loro che c’erano prima, a cui hanno strappato la terra, e coloro che c’erano prima non hanno mai smesso di riservarci angherie, perché non siamo come loro; fatto sta che stiamo lentamente abbandonando questa terra… un nuovo esodo silenzioso.

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